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Mercoledì 27/09/2017
 
 

Yuri Temirkanov e la Filarmonica di San Pietroburgo, accompagnati al pianoforte da Beatrice Rana in una memorabile esecuzione di Čaikovskij e Rimskij-Korsakov

 
 

La grande Russia conquista Verona

 
 
 
     
   
       
   
 

Presenza tra le più frequenti, e tra le più apprezzate, la Filarmonica di San Pietroburgo non poteva mancare in questo cartellone del Settembre dell’Accademia caratterizzato da una spiccata presenza di compositori russi e di area slava.

 
     
 

Il programma scelto dal direttore Yuri Temirkanov, che non poteva ovviamente trascurare gli autori di casa, comprendeva il Primo concerto per pianoforte e orchestra di Pëtr Ilič Čaikovskij e la suite sinfonica Shéhérazade di Nikolaj Rimskij-Korsakov, due brani del grande repertorio tardo romantico del quale la formazione pietroburghese si è confermata interprete di riferimento.

Al pianoforte nella partitura di Čaikovskij sedeva Beatrice Rana, giovane talento del pianismo italiano –e ormai internazionale- che ha dimostrato una maturità di tutto rispetto nell’affrontarne le difficoltà. Evitando di scivolare in quel romanticismo enfatico e decadente che spesso viene associato a questa pagina, Beatrice Rana ha scelto una lettura più asciutta, attenta alle dinamiche ed alle sonorità che, supportata da una tecnica ineccepibile, si è manifestata in un’interpretazione assolutamente maiuscola, che ne ha rivelato l’essenza più intima e profonda. Al suo fianco l’orchestra ha offerto una lettura sontuosa, di grandissima eleganza, che ha esaltato più la componente lirica rispetto a quella monumentale della partitura. Forse se la solista si fosse concessa un minimo di abbandono in più, lasciandosi trasportare dalle intenzioni di Temirkanov avremmo probabilmente ascoltato un’esecuzione capolavoro, ma ci siamo andati comunque molto vicini e gli applausi entusiasti al termine di un trascinante terzo movimento sono stati meritatissimi. Il bis schumanniano concesso al termine della prima parte non ha fatto altro che aumentare la curiosità e l’urgenza di riascoltare questa giovane pianista quanto prima.

La suite di Shéhérazade che costituiva la seconda parte del programma ha confermato lo straordinario livello di affinità e di intesa che si è creato nei quasi 30 anni di collaborazione tra Temirkanov e la Filarmonica. Al direttore caucasico bastano infatti pochi gesti per comunicare accentazioni o variazioni dinamiche; gesti che vengono immediatamente colti dall’orchestra e si trasformano in un universo sonoro ricco di colori e sfumature.

Il delicato equilibrio tra esotismo ed erotismo insito in questa pagina è stato reso da un raffinato lavoro di cesello che ha visto coinvolte al meglio tutte le singole sezioni. Impeccabili gli archi che hanno sfoggiato un suono ricco e suadente, guidati da un ispirato primo violino che nei suoi passaggi solistici ha magnificamente dialogato con le arpe.
Da sempre il vero elemento caratteristico di questa formazione sono però a mio avviso i fiati, che si distinguono per un colore unico e personalissimo. Splendidi gli interventi di oboi, clarinetti e soprattutto dei flauti, per non parlare degli ottoni: capita raramente di sentire dei corni così omogenei negli attacchi e perfetti nell’intonazione. Tutte queste componenti hanno concorso a realizzare un’interpretazione scintillante che ci ha trasportati in un universo fiabesco e fantastico.
Dopo le immancabili ovazioni da parte de l pubblico, il concerto si è quindi concluso con il raccolto Salut d’amour di Elgar, offerto come bis.

Davide Cornacchione 12 settembre 2017

 
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