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Domenica 06/08/2017
 
 

L’opera verdiana nel nuovo allestimento di Arnaud Bernard ambientato durante le 5 giornate di Milano

 
 

Un Nabucco risorgimentale inaugura l’Arena

 
 
 
     
   
       
   
 

Dopo alcuni anni caratterizzati solo da riprese di vecchi spettacoli, la stagione 2017 dell’Arena di Verona ha inaugurato con una nuova produzione di Nabucco di Giuseppe Verdi. Il regista Arnaud Bernard, sposando quel filone di critica musicale che vede una forte componente politica nella prima produzione verdiana, ha scelto di ambientare la vicenda nel 1848 durante le cinque giornate di Milano.

 
     
 

Su un palcoscenico, dominato da un’imponente riproduzione del Teatro alla Scala, realizzata con grande abilità da Alessandro Camera, Nabucco diventa l’imperatore Francesco Giuseppe, Abigaille una principessa austriaca, Zaccaria un patriota che nei tratti ricorda Mazzini, mentre Ismaele e Fenena si ispirano alla coppia viscontiana di Senso Livia Serpieri e Franz Mahler ma a nazionalità invertite.
Bernard sviluppa il progetto in modo estremamente coerente, nonostante alcune incongruenze storiche -per citarne alcune: la Scala non è mai stata bombardata in epoca risorgimentale ed ai tempi dell’azione Francesco Giuseppe era poco più che adolescente - che però, una volta accettata la finzione scenica, non intralciano minimamente.
Processioni e preghiere lasciano il posto a sparatorie, cannonate e patti segreti e lo stesso fulmine divino che dovrebbe colpire Nabucco viene sostituito da un attentato non riuscito.

Momento clou dello spettacolo è il Va pensiero che viene ambientato all’interno del teatro stesso in cui si rappresenta proprio Nabucco di fronte ad una platea addobbata di bandiere tricolori che contribuiscono a creare una scena di forte impatto emotivo.
La regia funziona molto bene e riesce sempre a creare momenti interessanti rielaborando abilmente la drammaturgia in chiave ottocentesca.
Nel complesso uno spettacolo godibilissimo che riscontra parecchi favori da parte del pubblico.

Più alterno invece il versante musicale, dominato dal robusto Zaccaria di Rafał Siwek e dalla volitiva Abigaille di Rebeka Lokar che, dopo un inizio prudente, è cresciuta nel corso della replica.
Non del tutto convincente il Nabucco di Leonardo López Linares che è parso in più occasioni affaticato, a causa probabilmente anche di uno strumento vocale non potentissimo che lo ha spinto spesso a forzare.
Funzionale l’Ismaele di Mikheil Sheshaberidze e discreta la Fenena di Carmen Topciu. Completavano il cast Romano Dal Zovo (Gran sacerdote di Belo), Cristiano Olivieri (Abdallo) e Madina Karbeli (Anna).
In linea con l’impostazione registica Jordi Bernàcer ha condotto l’orchestra con piglio garibaldino staccando tempi sostenuti che in alcuni casi hanno creato qualche difficoltà ai cantanti.
Rimarchevole la prova del coro preparato da Vito Lombardi che, come sempre, ha bissato il Va pensiero su richiesta del pubblico che al termine ha tributato a tutti gli artisti applausi calorosi.

Davide Cornacchione 12 luglio 2017

 
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